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Assegnati i grant di Working Capital

Qualche anno fa (diciamo più di venti, così non faccio capire quanto sono “maturo”) fui un aspirante startupper, anche se allora non si chiamavano così: studente di agraria ebbi l’idea di raccogliere serie storiche di dati di diversa natura (da quelli meteorologici, ai prezzi di mercato di prodotti, sementi, concimi e antiparassitari e così via) per poter predire quali colture fosse conveniente seminare per massimizzare i profitti. Ci feci sopra un progettino per rendermi conto che, dati i tempi (Internet non era praticamente ancora arrivato in Italia, e Sir TIm Berners Lee doveva ancora inventare il web), reperire i dati non era certo facile, anzi era un lavoro decisamente al di là delle mie risorse sia fisiche che economiche: già, perché anche allora non era certo facile reperire finanziamenti … per un istituto bancario la frase “rischio d’impresa” allora equivaleva a una bestemmia (come? anche adesso è così?) e di finanziare chi era ricco solo di entusiasmo e di idee non se ne poteva neppure parlare.

Leggo con soddisfazione che oggi, a Roma al Tempio di Adriano, in Piazza dI Pietra, Working Capital ha assegnato i suoi venti grant di ricerca da 25.000 euro ad altrettante startup perché, in dodici intensi mesi di ricerca applicata, sviluppino la loro idea meravigliosa, realizzino l’eventuale prototipo e traggano la linfa per diventare a tutti gli effetti delle aziende innovatrici.
I progetti vincitori saranno presentati al pubblico, tra il quale saranno presenti investitori italiani e internazionali, rappresentanti di incubatori e acceleratori aziendali, politici e addetti ai lavori.
Ho dato un’occhiata alle idee vincenti e ce ne sono almeno un paio che, a grandi linee, ricordano quel mio antico progetto, anche se rivolte ad ambiti applicativi diversi da quello agricolo, mentre altri hanno suscitato la mia viva curiosità e destato la mia ammirazione per l’originalità. Non voglio descriverne esplicitamente nessuno perché per me, osservatore esterno, lo confesso un po’ invidioso per l’opportunità che questi startupper (non è meglio l’italianissimo “innovatori”?), hanno avuto per maturare le loro idee, sono tutti meritevoli di citazione.
Qui si possono trovare i progetti vincitori: Grant d’impresa: i vincitori di Working Capital 2012.
Per concludere non mi resta che citare una frase di Seneca che ho imparato da un amico: “La fortuna non esiste, esiste il momento in cui il talento incontra l’opportunità”: il talento dei nostri startupper ha incontrato l’opportunità offerta dai grant di Working Capital e, quindi, può esprimersi. Un’ultima cosa: vorrei ricordare ai vincitori che “Faber est suae quisque fortunae” (Ciascuno si forgia il proprio destino) e invitarli a sfruttare al meglio questa occasione.

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Mario Govoni

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